Spesso si pensa che i rom siano nomadi o che “sentano” il bisogno di muoversi per ragioni culturali o genetiche. In realtà la percentuale di rom nomadi in Europa è bassissima. Molte persone appartenenti all’etnia romanì vivono in case, di qualsiasi qualità esse siano. Molti rom, sia in Italia che all’estero, vivono in case di proprietà o appartamenti. In alcuni Paesi si trovano veri e propri villaggi nei quali la popolazione è quasi interamente composta dai rom stessi. Molti di questi villaggi sono composti da case la cui qualità è nettamente inferiore a quella degli edifici in cui vive la popolazione maggioritaria. Questo è dovuto al fatto che molti rom sono discriminati nell’ambito lavorativo, sono disoccupati o non possiedono il livello d’istruzione necessario ad accedere a lavori ben retribuiti.

Alcune comunità rom sono sedentarie da secoli, altre lo sono diventate soltanto in tempi recenti. Nelle prime si riscontra l’orgoglio per l’essere sedentari e la visione del nomadismo nella storia come mezzo per sfuggire alle persecuzioni. I rom di recente sedentarizzazione, invece, considerano il nomadismo come una vecchia trazione ormai superata.

Le comunità Rom viaggianti sono attualmente molto poche e non rappresentano la media europea. Il nomadismo è invece molto diffuso tra le comunità viaggianti non-rom che si trovano in alcuni Paesi europei come ad esempio Irlanda e Regno Unito e nella comunità manouche francese imparentata coi sinti italiani e tedeschi.

In Italia la percentuale di nomadi tra rom e sinti è il 2-3% della popolazione totale dei due gruppi. Spesso questi “nomadi” appartengono al gruppo dei sinti e sono tali per ragioni lavorative, come i giostrai o artisti circensi. I rom abitanti nei caravan o nei camper, invece, non hanno effettuato questa scelta per tenere uno stile di vita errante ma in conseguenza delle scelte politiche dei Paesi nei quali risiedono.